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Referendum del 17 Aprile 2016: più dati e meno opinioni

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Oil_RIgLondra – Devo ammettere che la reazione generale alla propaganda referendaria mi ha lasciato piuttosto di sasso, per usare un termine caro a noi geologi.

Sul web si legge tutto e il contrario di tutto ed é proprio questo secondo
me l’aspetto più deprimente. La prima nozione che insegnano all’Università
é “Impara a scegliere le tue fonti”.

Quanti di voi appena saputo di questo referendum sono andati a leggere la
domanda che ci verrà posta il 17 Aprile?
Secondo me in pochi.
Perché leggere il testo referendario permetterebbe già di filtrare un buon 60-70%
di quanto si legge sul web.

Il testo recita:
Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”,
come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n.
208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale
dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti
parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli
standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale
”?”

In quanti hanno letto il decreto 152/2006 e la legge 208/2015(Legge di
stabilità)?
Ad essere ottimisti credo in pochi.

Come spesso accade in Italia il motore politico sono i soldi e temo che
questo referendum non faccia eccezione.

Alcune regioni (guidate da politici sia di destra che di sinistra) hanno
indetto questo referendum per un motivo molto semplice: di fatto la “legge
di stabilità” trasferisce il potere decisionale in ambito estrattivo dalle
Regioni allo Stato, così come i milioni di euro derivanti. L’ unico modo
di preservare questo introito economico è abrogare la legislazione vigente
a favore di quella precedente, che è esattamente la domanda che vi verrà
posta domenica 17.

Quando e se andrete a votare non vi verrà chiesto se
volete o meno salvare il pianeta dall’inquinamento derivato dagli
idrocarburi o delineare una nuova politica energetica basata su risorse
ecocompatibili: si tratta solo di contendersi vari milioni di euro a colpi
di decreti legge.

In ambito ambientale ed estrattivo i cambiamenti saranno
molto limitati in ogni caso.

Ovviamente nessuno ha evidenziato questo aspetto, troppo poco
strappalacrime per smuovere l’opinione pubblica rispetto ad un gabbiano
zuppo di petrolio (che, è bene ricordarlo, ha poco a che vedere con i
pozzi di metano dell’ Adriatico) e slogan in stile “trivella tua madre.”

Gino Brambilla

Geologo, consulente settore Oil & Gas e minerali della Cacelli & Partners Ltd

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