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Il Tar accoglie un ricorso e blocca una Via. Ok per la sentenza, ma poi si può investire in Italia? No di certo.

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Londra – Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio con la sentenza N. 08209/2012 REG.PROV.COLL. ha accolto il ricorso dell’Associazione Italiana Per il Word Wide Fund For Nature Wwf Onlus, di Legambiente Nazionale Onlus, della Lipu Lega Italiana Protezione Uccelli Onlus e del Fai Fondo Ambientale Italiano.

Lo ha accolto per due motivi: l’omessa pubblicazione della domanda su almeno un quotidiano pugliese e per il mancato convolgimento della Regione Puglia nel procedimento di VIA.

Il Tar del Lazio ha sentenziato che la Regione Puglia, nella specie, va infatti considerata regione (direttamente) interessata ai sensi degli artt. 24, comma 2, e 25 , comma 2, del D. Lgs. n. 2006, anche se l’intervento si colloca al di fuori della fascia di rispetto di 12 miglia marine fissata dal nuovo testo dell’art. 6, comma 17 del D. Lgs. n. 152/2006.

Perchè? Semplice.
Secondo il Tar… “Con riferimento al caso in esame è sufficiente considerare che, considerate le notorie caratteristiche del Mare Adriatico, una distanza della sede dell’intervento di poche decine di chilometri dalle Isole Tremiti (che rientrano nel territorio della Regione Puglia) non può con ogni evidenza non considerarsi significativa al fine di coinvolgere la medesima regione nel procedimento di VIA, in quanto l’impatto potenziale sull’ecosistema marino e sulle attività connesse alla pesca riguarda tutte le zone circostanti e non solamente quelle dell’Abruzzo e del Molise.

Inoltre …il Tar del Lazio scrive nella sentenza che: “La giurisprudenza ha già avuto modo di evidenziare come l’utilizzo della tecnica dell’air gun sia foriero di conseguenze che si ripercuotono anche a distanza, attesa la natura delle onde acustiche e le modalità tecniche dell’operazione, quantomeno con riferimento alla possibile migrazione della fauna marina in luoghi diversi da quelli direttamente interessati dal passaggio della nave (cfr. TAR Puglia – Lecce, sez. I, 14 luglio 2011, n. 1341). E in questa sede è sufficiente rimarcare il riferimento al carattere potenziale dell’impatto ambientale, in quanto non si tratta – con riferimento alle censure a carattere procedimentale – di pervenire a una valutazione in concreto sull’assenza di pregiudizio ambientale, ma più semplicemente di prefigurare, alla stregua di una considerazione prima facie, quali siano i territori anche soltanto potenzialmente coinvolti dalle conseguenze dell’intervento.

Come al solito non giudico le sentenze. Ma le commento.
E qeusta sentenza la commento con una sola domanda: “Una società straniera investe tempo e denaro, riceve un’autorizzazione dal Ministero, inizia lo star-up. Poi una serie di ricorsi, accolti perchè un giudice amministartivo vede dei difetti di forma (pubblicazione di inserto pubblicitario e coinvolgimento di una regione che però la legge dice che deve esclusa) come giudicano il nostro Paese?

Un Paese affidabile dal punto di vista economico e giuridico?
Non credo.

Poi davanti alla Puglia, al Molise, all’Abruzzo… Croazia, Montenegro, Albania, Bosnia-Erzegovina estraggono, perforano e…….. incassano!

Quindi conviene investire in italia? No di certo.

Riccardo Cacelli
Cacelli Management & Consulting Ltd

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